È stato pubblicato nella mattinata del 4 aprile, sul quotidiano Il Fatto Quotidiano, un articolo a firma di Mauro Lissia che solleva interrogativi pesanti sul rischio di presunte infiltrazioni camorristiche nel settore turistico e commerciale di Alghero. Titolo netto: “Vendi o ti scaverai la fossa: la camorra prende Alghero”. Al centro del servizio giornalistico, la testimonianza di una titolare di chiosco sul litorale che avrebbe ricevuto minacce anonime legate al rifiuto di vendere l’attività, in un contesto – si legge – in cui, negli ultimi anni, decine di locali sarebbero stati acquistati da soggetti legati a famiglie camorristiche, in particolare ai clan Madonna e Cinque.
L'articolo, ripreso nelle ore successive anche da Juorno.it e da altre testate, ha generato una reazione a catena. Tra le prime voci a intervenire, quella del sindaco di Alghero Raimondo Cacciotto, che ha inviato una nota per precisare la propria posizione e smentire qualsiasi accusa di indifferenza. “Durante l’intervista ho sostenuto e ribadito che, in questi primi mesi di mandato, nessuno mi ha rappresentato di essere stato contattato per vendere locali, né tantomeno di essere stato minacciato. Se ciò fosse avvenuto, avrei personalmente accompagnato la persona a sporgere denuncia”, scrive il primo cittadino, che respinge al mittente l’idea che abbia voluto ‘voltare la faccia’.
Il giorno successivo, Il Fatto Quotidiano ha pubblicato integralmente la replica del sindaco, confermando al tempo stesso che, citiamo testualmente: "Ringrazio vivamente il sindaco Cacciotto per aver confermato con precisione il contenuto del colloquio avvenuto nel suo ufficio di Alghero", Firmato dall'autore dell'articolo del giorno precedente.
Nel frattempo, sui social, un componente della famiglia Cinque, chiamata in causa nell’inchiesta, ha reagito con un lungo sfogo pubblico, in cui respinge ogni accusa di legame con attività criminali. “Tutto quello che abbiamo – scrive – è frutto di duro lavoro e sacrifici. Mio padre mi ha insegnato l’onestà e a guadagnare con fatica. La gente ti vede solo quando vai in carrozza, ma non quando la spingi”, afferma, rivendicando la trasparenza della famiglia e attaccando duramente l’autore dell’articolo.
Nella giornata del 5 aprile è arrivata anche una presa di posizione ufficiale da parte della maggioranza consiliare, con un comunicato firmato dai capigruppo Gabriella Esposito, Beatrice Podda, Gianni Martinelli, Anna Arca Sedda, Giampietro Moro, Giusy Piccone e Christian Mulas. “Dispiace che l’integrità e l’accortezza del sindaco siano state scambiate per indifferenza o codardia istituzionale. Le nostre considerazioni si basano su dati concreti che, attualmente, non abbiamo”, si legge nella nota. La maggioranza ribadisce che “la preoccupazione sollevata a suo tempo dai magistrati Brianda e Lo Curto non è caduta nel vuoto” e che l’attenzione sarà sempre alta per impedire sopraffazioni o scorrettezze.
Sullo sfondo restano le inchieste delle forze dell’ordine e della magistratura, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia. Come ha sottolineato lo stesso sindaco, “non è compito dell’amministrazione indagare, ma certamente tenere alta l’attenzione, e collaborare con le autorità competenti”.