L’inchiesta sullo sfruttamento della manodopera extracomunitaria nei cantieri fotovoltaici dell’Alta Gallura, già documentata nei giorni scorsi dal nostro giornale in seguito a un’ispezione avviata a Tempio Pausania, si arricchisce ora di un ulteriore tassello. Secondo quanto riportato da L’Unione Sarda, un’abitazione situata a Calangianus e affittata a una società polacca ospitava quarantatré operai di origine asiatica in spazi angusti e inadeguati. L’immobile è stato sgomberato su ordinanza del sindaco di Calangianus, Fabio Albieri.
«Siamo stati costretti a intervenire – ha dichiarato il primo cittadino – perché in questa abitazione diverse decine di ragazzi di origine asiatica pernottavano in un’abitazione piccola e non idonea». Secondo quanto riferito, gli operai avrebbero versato circa 350 euro al mese ciascuno per l’alloggio. Il sindaco ha inoltre parlato di “una situazione di sfruttamento e difficoltà” evidente, riscontrata durante i controlli comunali.
Il collegamento con l’inchiesta già avviata a Tempio Pausania, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica, appare chiaro: in quel caso, i carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Sassari, insieme agli ispettori territoriali e alla Compagnia di Tempio, avevano riscontrato l’impiego irregolare di una trentina di operai asiatici in un cantiere fotovoltaico, con gravi violazioni in materia di sicurezza e il ricorso a un finto appalto per mascherare un’interposizione illecita di manodopera.
Secondo le fonti riportate da L’Unione Sarda, anche il proprietario dell’immobile di Calangianus potrebbe essere coinvolto nell’inchiesta giudiziaria in corso, che ora si estende anche agli aspetti legati all’accoglienza e alla gestione logistica dei lavoratori.
Se confermati, i nuovi elementi descrivono un quadro allarmante, in cui alla precarietà contrattuale e alla violazione delle normative sul lavoro si sommano condizioni abitative al limite della dignità. L’attenzione resta puntata sull’evoluzione delle indagini condotte dalla Procura di Tempio Pausania, che ha già autorizzato la diffusione di alcune informazioni nella fase preliminare, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza per tutti gli indagati.