Hanno rovinato anche il "giocattolo calcio". L'impedimento ai tifosi del Cagliari di entrare allo stadio di Empoli è frutto di questa realtà. Ai tempi del Cagliari di Riva, quando giravo per gli stadi di Milano, Torino, Roma la presenza dei tifosi rossoblu era un motivo di gaiezza coreografica. Le carovane di tifosi sardi erano una nota festante e pacifica. Gli emigrati erano una forte componente. Vivevano una giornata di passione sportiva con gli amici giunti dall'Isola. Ai quali si univano in un tripudio di colori rossoblu. Oggi il clima è cambiato. Dappertutto e per tutte le tifoserie. Ogni gara è sottoposta al vaglio del comitato per la sicurezza e l'ordine pubblico. Per questo è diventato "normale", spesso, vietare la vendita dei biglietti di ingresso allo stadio ai supporters delle squadre ospiti. È il nuovo calcio. Quello in mano alle TV a pagamento. Che hanno innescato un modello tipo Circo mediatico. Con partite praticamente quasi tutti i giorni e a tutte le ore. Persino a pranzo. In nome del business. Una specie di Circo. Con giocatori super pagati, quasi tutti stranieri. E con i Club pieni di debiti. Infatti il calcio Italiano è quello che in Europa ha il maggior passivo nei bilanci delle Società. La tensione nel mercato sportivo è alle stelle. Nessuno lo dice ma il no alla tifoseria sarda ad Empoli è probabilmente conseguenza della rapina autostradale ai portavalori in Toscana. È bastato il fatto che nel commando alcuni banditi si esprimessero con accento sardo ed ecco che per la partita di Empoli è vietata la presenza ai tifosi dell'isola. Per il timore di scontri. Per quell'accento sardo e quell'"ajo!" dal tratto discriminante. Ai tempi del grande Gigi era invece una nota di colore. Accolta con simpatia. Nonostante l'Italia sconvolta dai sequestri di persona. Mario Guerrini.