A scatenare tutto è stata una banana. Anzi no: il tono con cui è stato detto che si stava mangiando una banana. Un poliziotto ha perso il ricorso al Tar del Veneto dopo essere stato sanzionato per un gesto di stizza e qualche parola di troppo nei confronti di un superiore.
I fatti risalgono al settembre 2021. L’agente era in servizio all’ufficio passaporti di una questura non specificata. Approfittando di un momento di calma, si era concesso una pausa per mangiare qualcosa. Una scena apparentemente innocua, se non fosse che nel frattempo si erano presentate alcune persone agli sportelli – di cui solo uno era operativo. Il dirigente lo richiama. L’agente risponde secco: «Ho diritto alla pausa, sto mangiando una banana». E, secondo la relazione interna, sbatte le mani sul tavolo per ribadirlo.
Non è stato tanto il frutto a pesare sul procedimento disciplinare, quanto l’atteggiamento. Il Questore ha punito l’agente per avere violato il codice comportamentale che impone rispetto e cortesia verso i superiori. Ricorso gerarchico respinto, ricorso al Tar respinto. I giudici amministrativi hanno ritenuto la sanzione legittima: «non illogica né frutto di travisamento dei fatti». Tradotto: si può mangiare in pausa, ma non sbattere i pugni sulla scrivania rivendicando il diritto di farlo.
In aula sono stati ascoltati anche i colleghi presenti, che hanno confermato che al momento della pausa non c’erano ancora utenti allo sportello. L’agente ha cercato di difendersi sostenendo che il rapporto gerarchico non impedisce il dissenso. Il Tar ha replicato che la questione non era il dissenso, ma il modo. Risultato: mille euro di spese processuali e una sanzione che resta.
Chi lavora in divisa lo sa: prima della banana, viene il regolamento.