La Cia Sardegna lancia un nuovo allarme sullo stato dell’agricoltura isolana. Lo fa da Cagliari, dove oggi si è tenuta l’Assemblea regionale dell’organizzazione, nella sala congressi del Caesar’s Hotel. Alla presenza dell’assessore all’Agricoltura Gian Franco Satta e del presidente nazionale della Cia, Cristiano Fini, è stato tracciato un quadro allarmante del comparto primario, sempre più schiacciato da costi fuori controllo, crisi idrica, politiche europee penalizzanti e nuovi scenari internazionali.
Durante i lavori, il direttore regionale Alessandro Vacca ha illustrato un’analisi dettagliata sulla situazione economica e sociale dell’agricoltura sarda, seguita dall’intervento di Denis Pantini, responsabile agroalimentare di Nomisma, intervenuto in videoconferenza per esaminare l’impatto delle tensioni geopolitiche sull’export agroalimentare isolano.
Secondo quanto emerso, l’aumento dei dazi rischia di compromettere ulteriormente il fragile equilibrio economico delle imprese agricole. «Il 50% dei prodotti agroalimentari esportati finisce negli Stati Uniti – ha sottolineato Vacca – basti pensare ai formaggi e ai vini. Le decisioni dell’amministrazione Trump aggravano uno scenario già critico». Da qui la richiesta alle istituzioni, «a tutti i livelli», di adottare «interventi immediati per contrastarne gli effetti negativi».
La fotografia restituita dalla Cia è impietosa: redditi in calo, costi insostenibili per concimi, sementi, carburanti e energia, ristori mai adeguati e la cronica difficoltà di accesso ai pagamenti europei, oggi messi ulteriormente a rischio dal caos del sistema informatico Sian e dall’introduzione della Carta nazionale dei suoli. «Terreni da pascolo classificati come boschi rischiano di far perdere premi comunitari anche per il 2025. Una situazione che va sanata prima del 15 maggio, termine ultimo per la presentazione delle domande».
Non mancano le criticità strutturali. Il settore cerealicolo, già colpito dalla guerra in Ucraina, necessita di un piano di rilancio produttivo sostenuto da deroghe alla disciplina ordinaria sugli aiuti di Stato. Stesso discorso per il comparto ovi-caprino e caseario, che richiede una ridefinizione delle regole di filiera e nuove strategie di differenziazione dei mercati di sbocco, anche alla luce dei continui scossoni commerciali internazionali.
Altro tema è quello idrico: «Nella Nurra e in molte altre zone – si legge nel documento – i produttori sono costretti a scegliere quali attività sacrificare per mancanza di acqua». Da qui l’appello a una nuova pianificazione idrica regionale.
In calo anche la competitività del settore ortofrutticolo, colpito da concorrenza estera, crisi fitosanitarie e difficoltà di penetrazione nei mercati nazionali ed europei. La Cia chiede maggiore sostegno alle organizzazioni di produttori e investimenti su logistica e promozione.
La richiesta dell’organizzazione è netta: «Serve una riforma della Politica Agricola Comune e un impegno concreto per rilanciare l’agricoltura sarda. I problemi sono noti, le soluzioni pure. È il momento di intervenire».