La Nurra rischia un’estate di fuoco. Non per le temperature, ma per la sete. L’allarme lanciato dal Centro Studi Agricoli, attraverso la voce del suo presidente Tore Piana, è chiaro: i bacini del Cuga e del Temo restano drammaticamente vuoti, e le piogge cadute nei giorni scorsi non sono bastate a scongiurare una crisi annunciata.
«Senza interventi rapidi e coraggiosi – avverte Piana – le coltivazioni estive e gran parte dell’ortofrutta andranno perse. A soffrire saranno anche i giovani impianti di vite e olivo». Se pascoli, erbai e cereali hanno beneficiato delle precipitazioni, per le produzioni irrigue la situazione è definita “allarmante”.
I numeri parlano chiaro: al momento, sono disponibili appena due o tre milioni di metri cubi d’acqua, provenienti in minima parte dal depuratore di Sassari e Alghero, dai pochi pozzi funzionanti del Consorzio di Bonifica e da una porzione limitata del bacino del Cuga. Troppo poco per garantire un’annata produttiva.
Il Centro Studi Agricoli, che ha già partecipato a diverse riunioni promosse dal Consorzio, ha elencato in una nota pubblica una serie di proposte immediate e di medio termine per salvare il comparto agricolo della Nurra.
Tra le decisioni urgenti, si chiede:
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La sospensione dei lavori su una delle due linee del Coghinas, su cui transitano le condotte idriche per Sassari e Alghero. Tale sospensione permetterebbe di sbloccare quattro milioni di metri cubi attualmente vincolati all’uso civile nel bacino del Cuga.
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L’utilizzo dei pozzi ENI ex SIR, oggi pare non operativi, attraverso una richiesta formale al gruppo energetico.
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La disponibilità di acqua dai pozzi di proprietà della Termocentrale di Fiume Santo.
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L’utilizzo dell’acqua dissalata prodotta dalla stessa centrale, che, secondo Piana, verrebbe oggi sversata in mare senza essere utilizzata.
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La sospensione degli obblighi di piantumazione previsti dai PSR per vigneti e oliveti in Nurra, in attesa di condizioni idriche più favorevoli.
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L’introduzione, nella nuova Finanziaria regionale, di un fondo straordinario di indennizzo per gli agricoltori che non potranno coltivare ortaggi e altre colture irrigue. Fondi che dovranno essere svincolati dal regime “de minimis”.
Per il medio periodo, il Centro Studi Agricoli propone una misura radicale: la declassificazione del bacino del Cuga, oggi riserva ad uso civile, per destinarlo esclusivamente all’irrigazione. Così si potrebbero immagazzinare fino a 12 milioni di metri cubi l’anno provenienti dal depuratore di Sassari, che attualmente – per nove mesi l’anno – si perdono nel Riu Mannu e finiscono in mare.
«Servono scelte rapide e decise», conclude Piana, «perché in ballo c’è la sopravvivenza economica di centinaia di aziende agricole della Nurra». E a pochi mesi dalla campagna estiva, ogni giorno perso può trasformarsi in ettari abbandonati.