L’assalto ai due portavalori sulla Variante Aurelia, avvenuto lo scorso 28 marzo nei pressi di San Vincenzo, in Toscana, continua a far discutere. Se le indagini dei carabinieri si concentrano sulla cosiddetta “pista sarda” – indicata da un audio amatoriale in cui si sente l’esclamazione “ajo!” e confermata da tecniche operative già viste in azioni criminali precedenti –, a scatenare la reazione della politica sarda sono state le parole dello scrittore Roberto Saviano.
In un video pubblicato sui social, Saviano ha ricostruito il colpo parlando di «bande sarde» responsabili dell’assalto, accanto ai gruppi foggiani noti come “cerignolani”. «Gli assalti ai portavalori sono un pezzo dell’economia criminale – ha dichiarato –. Questo colpo sulla Variante Aurelia è stato messo a segno da una banda sarda. Lo sappiamo perché in un video si sentono i banditi comunicare tra loro con accento sardo. I gruppi coinvolti sono sassaresi e desulesi». Ha poi aggiunto che, pur in assenza di una mafia strutturata sull’isola, esistono organizzazioni temporanee ma molto attive, specializzate in azioni rapide e ad alto rendimento, «pezzi d’impresa criminale con investimenti, logistica, tecniche paramilitari e collegamenti con il narcotraffico».
Le parole dello scrittore hanno suscitato reazioni immediate. Il primo a intervenire è stato il consigliere regionale di Forza Italia, Piero Maieli, che ha parlato di «dichiarazioni alquanto fantasiose e inaccettabili», accusando Saviano di «strumentalizzare episodi criminali isolati per dipingere un’intera comunità in modo negativo». Maieli ha ribadito che «attribuire a un’intera popolazione le azioni di pochi individui non è solo ingiusto, ma alimenta un clima di odio e discriminazione».
A ruota, l’ex presidente del Consiglio regionale ed esponente della Lega, Michele Pais, ha scritto sui social: «Caro Saviano, fare di tutta l’erba un fascio o etichettare “Sassaresi” e “Desulesi” come clan di organizzazioni criminali, non è raccontare i fatti. Ma offendere tutti i sardi. Chieda scusa ai sardi, ai sassaresi e desulesi».
Nel pomeriggio successivo si è espressa anche Desirè Manca, assessora regionale al Lavoro e figura di spicco del Movimento 5 Stelle, che ha scelto un tono ironico: «Un noto scrittore, dopo approfondite indagini (?), guidato da un fiuto pari solo a quello del Commissario Rex, ha iscritto la Sardegna e i sardi tutti nel registro degli indagati di Youtube». E ancora: «Ora pretendi di affibbiare il marchio IGP alla produzione di criminali. Non ne hai l’autorità».
Anche la Lega nazionale ha preso posizione, scrivendo sulla propria pagina ufficiale: «Dopo aver collezionato flop, Saviano si reinventa investigatore e fa arrabbiare i sardi. Questa volta, saranno sue opinioni o avrà scopiazzato da qualcuno?»
Nel dibattito è intervenuto anche il giornalista Mario Guerrini, da decenni studioso del banditismo in Sardegna. In due interventi pubblicati sui social ha ricordato come «le prime vittime del banditismo siano proprio le comunità sarde» e ha definito “avventurosa” l’attribuzione territoriale così netta fatta da Saviano, pur riconoscendo la gravità del fenomeno degli assalti ai portavalori.
A oggi le indagini sulla rapina di San Vincenzo proseguono, mentre l’attenzione resta alta sul possibile coinvolgimento di gruppi sardi. I dati oggettivi restano pochi: un’esclamazione catturata in video, tecniche operative compatibili con precedenti assalti e la pista investigativa seguita dagli inquirenti. Il resto, per ora, è materia di opinione.
Ma se c’è una novità reale emersa da questa polemica, è l’insolita convergenza di voci normalmente distanti. Desirè Manca e Michele Pais, che fino a pochi mesi fa si lanciavano frecciate in Consiglio regionale, oggi si trovano curiosamente dalla stessa parte della barricata. Almeno su Saviano, sardi di destra e di sinistra si scoprono improvvisamente uniti. La sua è forse l’unica opera capace, per ora, di mettere d’accordo Forza Italia, Lega e Cinque Stelle.